ARSENAL!
Colpo di tosse e colpi di genio
Guardate il video qui sotto e fate caso a quello che il personaggio a sinistra fa, o meglio dice, a 54”, 1’09”, 1’12”, 1’25”e anche successivamente. A dopo.
Della coppia di comici Morecambe and Wise, al secolo John Bartolomew (1926-84) ed Ernest Wiseman (1925-99), ho parlato alcune settimane fa, citando il fatto che il primo prese il nome dalla cittadina di Morecambe ed era tifoso del Luton Town, nel cui stadio c’è un salottino che porta il suo nome. Il 14 maggio scorso Bartolomew avrebbe compiuto 100 anni e molti media ne hanno parlato, così come hanno recensito la messa in onda di un episodio del 1968 del ‘Morecambe&Wise Show’ che era andato ‘perduto’, ovvero trasmesso solo una volta poi rimasto fuori dagli archivi. Uno spettacolo televisivo, per la BBC (fino al 1978) poi sulla London Weekend Television (che ci regalò ‘Un uomo in casa’’, George e Mildred’ e ‘Il nido di Robin’), che era costantemente tra i più seguiti, dominatore del sabato sera: tra i 21 e i 28 milioni di persone guardarono il loro speciale natalizio nel 1977, ed è vero che a quei tempi non c’erano molti canali e molte alternative ma si tratta comunque di un numero impressionante, corrispondente alla metà degli abitanti della sola Inghilterra. Una delle gag più famose del duo è quella del video che avete visto, con Wise che suggerisce le risposte al fenomenale (…) Mr. Memory, dicendo ‘ARSENAL!’ con un colpo di tosse e creando una situazione di paradosso e fraintendimento classica dell’epoca. Ecco, non avendo nulla di originale da scrivere sul titolo vinto dai Gunners, soprattutto a parecchi giorni di distanza, ho preferito prendere un’altra strada, tra le mie preferite, quella cioé del posto che lo sport, il calcio, occupa nella cultura popolare. Perché c’è ancora gente, in Inghilterra, che su uno starnuto o un colpo di tosse grida ‘ARSENAL!’ proprio per via di quella gag. Un colpo di tosse che, a distanza di alcuni decenni, è un modo per rendere omaggio alla squadra campione d’Inghilterra, e che a mio avviso ha avuto in Declan Rice il miglior giocatore del campionato.
Lampi dal weekend
- Ieri il Crystal Palace ha battuto il Rayo Vallecano nella finale di Conference League a Lipsia, 1-0. E in campionato si è salvato con facilità, creandosi una situazione interessante: nel 2026-27 infatti solo Arsenal, Chelsea, Everton, Liverpool, Manchester City, Manchester United e Tottenham Hotspur avranno avuto una permanenza in Premier League più lunga di quella degli Eagles. Tutto normale: ci sono prolungati periodi in cui squadre teoricamente di seconda fascia creano una continuità che risulta normale a chi quei periodi li vive ma anomala a chi li vede da lontano. Accadde anche col Coventry City: per una generazione e mezza di appassionati gli Sky Blues erano a pieno titolo una squadra della massima serie, in cui sono rimasti appunto tra 1967 e 2001, ma chi si è avvicinato successivamente al calcio fa fatica ad accettarlo e si sorprende nel vedere che - pur con uno stadio diverso - si tratta di un club che a pieno titolo può essere e permanere nella massima serie.
- A proposito di Palace. anche contro il Rayo si è vista la capacità di Adam Wharton (foto di Boris Streubel, Uefa/Uefa via Getty Images)di creare passaggi con visione di gioco e ingegno. Palloni rasoterra ma anche il cross che nel recupero del primo tempo ha trovato Mitchell sul secondo palo, e l’errore di misura del laterale, colpo di testa fuori, non sminuisce sicuramente il colpo di classe di Wharton, al di là del tiro che ha poi portato al gol di Mateta sulla respinta. E però c’è stata anche un’apertura dal nulla per lo scatto di Pino sul cui cross Mateta, al 57’, ha costretto il portiere avversario ad una difficile parata. Thomas Tuchel non porterà Wharton ai Mondiali, perché non compatibile, evidentemente, con la sua visione della rosa, che è più solida e funzionale che fantasiosa, vista anche l’assenza di Foden e Palmer. Nessuna critica, nessuna osservazione: Tuchel è il Ct, vuole certe cose, ha scelto giocatori in grado di dargliele e lo ha fatto con motivazioni anche nel dettaglio. Parlando di Ivan Toney, ad esempio, che è stato convocato a sorpresa - sorpresa per noi, ovviamente - ha spiegato la sua utilità in situazioni di svantaggio a 15’ dalla fine, con palloni che vanno gettati in area, e della sua efficacia sui calci piazzati in attacco e in difesa e, infine, nei rigori. Una chiamata di specializzazione, lucida e responsabile: se lo convochi ti criticano perché «è ormai lontano dal grande calcio», se non lo convochi ti diranno «quando serviva buttare il pallone in area non c’era nessuno con la potenza giusta» e allora tanto vale seguire il proprio progetto.
- Trovandomi a Londra domenica 17 maggio per la finale dell’FA Trophy, ho approfittato dell’arrivo poco dopo l’alba per correre a Woolwich e Plumstead a rivisitare le origini dell’Arsenal, nato come Dial Square proprio per iniziativa dei dipendenti dell’arsenale situato a Woolwich. Una storia raccontata spesso, ma alla quale ho cercato qui di aggiungere dettagli poco noti, che hanno richiesto una ricerca un po’ più approfondita e ovviamente hanno beneficiato dei chilometri (almeno 20) percorsi a piedi quel giorno tra i vari luoghi dell’alba del club. Ho anche girato una serie di piccoli video, che quanto prima unirò in un racconto sul mio canale Youtube qui
- Essere vincenti o perdenti, nella concezione (parola grossa…) comune, è qualcosa che hai dentro, non puoi modificare. O sei un perdente o sei un vincente. Perché non è questione di risultati ma di DNA, per chi - certo non io - utilizza queste categorie. In passato hanno dato del perdente a… Peyton Manning, il quarterback degli Indianapolis Colts della NFL, e, in Italia, a Carlton Myers, grande giocatore di pallacanestro. Entrambi, poi, hanno vinto campionati e improvvisamente non erano più perdenti ma allora - se è un difetto intrinsceo - non lo erano mai stati. E ad esempio un giorno, in una finale, un altro grande giocatore segnò un canestro decisivo, dopo averne sbagliati due pochi secondi prima, ed erano decisivi anche quelli, le situazioni in cui la gente si alza in piedi pregustando la vittoria: perdente perché li aveva sbagliati o vincente perché aveva poi segnato il terzo? A dimostrazione dell’illusorietà e della falsità delle etichette, amatissime dai media. Ed eccoci al punto: Mikel Arteta e l’Arsenal non erano né vincenti né perdenti. Non erano ‘bottlers’, come da espressione tornata di moda negli ultimi due mesi: semplicemente non avevano vinto, ma non certo per una sorta di pavidità o DNA fallato. E il modo con cui si sono risollevati dopo la doppia sconfitta contro Bournemouth e Manchester City, passando poi per la qualificazione alla finale di Champions League di sabato, lo ha dimostrato.
- A proposito di Arsenal, quella qui sotto è la scelta del settimanale dell’Observer per un articolo sulle 34 persone più stilose del Regno Unito. Significativa. Poi, chiunque abbia un briciolo di intelligenza sa che sono al massimo le 34 persone più stilose tra quelle a cui l’Observer può arrivare, ma questo concetto di parzialità delle valutazioni vale per tutte le graduatorie.
- Due retrocessioni nella stessa annata sportiva per James Ward-Prowse, non ‘visto’ da Nuno Espirito Santo al West Ham poi più che dignitoso al Burnley.
- La tv del dolore, aggiornamento: i tifosi di West Ham United e Tottenham Hotspur, all’ultima giornata. Tra prepartita e postpartita è come se fossero stati inquadrati tutti, visti i primi piani ad ogni interruzione. Dolore, ovviamente, solo per quelli del West Ham, ma espresso in generale con dignità, niente pianti diffusi o scene madri come quelle dei tifosi del Rayo nella finale di Conference League, al fischio finale.
- Recupererò la finale di Championship da qualche parte, appena avrò tempo, per farmi un’idea di cosa attendermi dallo Hull City nella stagione 2026-27. I giocatori cambieranno e magari con essi anche qualche concetto di gioco - sempre che io sia in grado di capirli - ma le basi dovrebbero restare le stesse. Naturalmente, fino a dicembre non sapremo se lo Hull sarà in grado di salvarsi, cioé di ottenere l’obiettivo primario, a meno di partenze fenomenali o disastrose. Da uno dei punti di vista per me più rilevanti, quello degli impianti di gioco, Hull City o Boro pari erano: stadi relativamente moderni (2002 e 1995) e molto simili ad altri, al contrario di Boothferry Park e Ayresome Park che avevano caratteristiche singolari e riconoscibili anche solo da uno scorcio. Non credo invece che apprezzerò molto una delle consuetudini dei tifosi, quella di fare il gesto, con le mani, degli artigli (i… Tigers) che graffiano: roba imbarazzante più adatta allo sport americano, magari di college, che al calcio inglese.
- Bisogna peraltro ringraziare Ollie McBurnie, autore del gol nei minuti di recupero, perché fino alle più movimentate Bolton Wanderers-Stockport County (4-1) e Notts County-Salford City (3-0), le tre precedenti finali a Wembley avevano prodotto una sola rete, quella di Semenyo nella FA Cup, Manchester City-Chelsea 1-0. Le due finali di FA Trophy e FA Vase, giocate nello stesso pomeriggio, sono finite 0-0 poi 4-2 ai rigori, rispettivamente per lo Stoneham sul Cockfosters e per il Southend United sul Wealdstone. Non che in passato fossero piovute reti, ma l’impressione di una cautela ai limiti del paranoico, in partite di quella importanza, un po’ c’è stata.
- Pep Guardiola, come Jürgen Klopp prima di lui, era esausto e non aveva più l’energia per andare avanti. Assolutamente e totalmente comprensibile. La fortuna (meritata) di personaggi così è nel poter mollare, senza preoccuparsi del presente e del futuro. Libertà assoluta.
- Perfetta la decisione della BBC di mandare in onda, a puntate, l’adattamento televisivo della piéce teatrale ‘Dear England’, incentrata sulla figura di Gareth Southgate e il cui titolo deriva da una lettera aperta che l’ex Ct indirizzò ai tifosi nel 2021. Contrassegnato da inevitabili accenni politici (bisogna far contenti recensori e media), è il perfetto antipasto per i Mondiali: dopo quattro puntate di miele e buonismo, infatti, i tifosi non vedranno l’ora di vedere un tackle in scivolata o una gomitata o un calcio d’angolo con 20 giocatori che si spintonano e volano via.
- A proposito di spintoni, si è visto nei giorni scorsi un diverbio con mani addosso tra Evangelos Marinakis, il proprietario del Nottingham Forest, e il nipote del Primo Ministro greco, Grigoris Dimitriadis. I due erano alla finale di Eurolega di basket, vinta dall’Olympiakos (anch’esso di Marinakis) sul Real Madrid. Poche cose come il basket greco mi danno l’idea del sottile confine tra tifo e fanatismo, convinzione corroborata dal parere di chi in Grecia ha giocato.
- Sul West Ham poco da dire, sono giorni e giorni che ne parlano tutti. Non ho alcun interesse a illazioni o previsioni, c’è solo un dato di fatto che può determinare le mosse nei prossimi mesi: Daniel Kretinsky, l’imprenditore ceco (proprietario tra l’altro della Royal Mail, le Poste inglesi o quel che ne rimane) socio di minoranza, acquisterà una parte consistente del 21,5% delle quote del club detenute dagli eredi di David Gold, scomparso nel 2023, e avrà il medesimo peso di David Sullivan, l’attuale socio di maggioranza, che preleverà dai Gold le quote restanti. Tutte le decisioni sul futuro del club dovrebbero quindi essere prese alla pari, il che può essere, ovviamente, un’arma a doppio taglio, considerando la differenza di età e di visione dei due coinquilini.
Caveat lector
Faccia attenzione, il lettore. Sondaggi, indagini di mercato, premi, concorsi, graduatorie vanno tutti presi con leggerezza e scetticismo. Perché possono essere incompleti, condizionati (i sondaggi) dalla forma in cui è posta la domanda e a chi è posta, eccetera. Anni e anni fa ho fatto parte - obbligata - di un concorso di popolarità e della compilazione di una graduatoria, e nel primo caso ho assistito all’arrivo tardivo - in massa, in scatoloni - di schede che hanno ribaltato la votazione a favore di un candidato sicuramente meno all’altezza di altri, nel secondo ho dovuto prendere atto dell’inserimenti di una persona che non era stata minimamente considerata ma che andava tenuta buona. Quindi, prudenza. E con prudenza va accolta anche la presenza del Brighton nella classifica delle prime 100 aziende britanniche per qualità dell’ambiente di lavoro, ‘best places to work’. Soprattutto per la fascia di età 16-34 anni. L’immagine è presa dal Sunday Times.
Da leggere velocemente (e dimenticare)
- Bolton Wanderers-Stockport County, la finale per la promozione in Championship, per una piccola parte di opinione pubblica inglese ha voluto dire un doppio derby. Certo, si potrebbe obiettare sull’etichetta di base, derby: è vero che le due città sono nell’orbita di Manchester, ma distano 29 chilometri e sono letteralmente all’opposto, Bolton a nordovest della metropoli e Stockport a sudest. Tra l’altro, casomai qualcuno di noi avesse in programma un volo per Manchester, se l’atterraggio avviene da nordest verso sudovest il bellissimo Edgeley Park del County è tra visibilissimo nella parte finale della rotta di discesa verso l’aeroporto. Il derby-pop (povero me, cosa ho appena scritto…) è stato quello tra due popolari personaggi televisivi e radiofonici: Vernon Kay e Tess Daly, sposati dal 2003. Kay conduce un popolare programma sul secondo canale radiofonico, mentre Daly da poco ha lasciato, dopo 22 anni, il ruolo di conduttrice della versione inglese di Ballando con le stelle, ruolo che condivideva con Claudia Winkleman, forse in questo momento il volto più riconoscibile della televisione inglese, anche se la sua esperienza come conduttrice del talk show del venerdì non è stata felicissima. Qual è il problema di questo derby-pop? Che tre settimane fa Tess e Vernon hanno annunciato la loro separazione dopo 22 anni di matrimonio. E a giudicare da alcune bizzarre opinioni espresse sulla coppia da conoscenti, la vittoria del Bolton ha rallegrato Kay, tra l’altro in passato giocatore di football americano, molto più di quanto non avrebbe fatto quella dello Stockport County per Daly. Tanto vi dovevo (o forse no).
Il mercato del Newcastle
Mercato immobiliare, ovviamente. Non sono impazzito, non parlerei mai, men che meno a maggio, di mercato dei giocatori, uno degli aspetti per me più repellenti del mondo dello sport. Tornando a Newcastle, l’acquisto recente, per circa 30 milioni di euro, vale molto di più, a lungo termine, di quello di un calciatore: il club infatti è ora proprietario del lato nord, ovest e sud della Leazes Terrace, il grande edificio (la foto è tratta dal sito ufficiale) in stile georgiano, quello in voga tra 1700 e 1800, adiacente allo stadio St.James’ Park. Come si vede, è uno dei due lati in cui le tribune, specialmente la East Stand che dà direttamente sul complesso, sono basse rispetto alle altre. Fino a questo momento, non era stato possibile progettare un ampliamento per via del cosiddetto ‘diritto alla luce’, quello per cui chi è proprietario di un edificio con finestre che da almeno 20 anni ricevono luce naturale può impedire qualsiasi costruzione che riduca in modo drastico la quantità di luce che filtra. Si parla anche di ‘ancient light’, luce antica, e ci sono case in cui un cartello con queste parole è affisso sotto ogni finestra compresa nel diritto. Ora il Newcastle potrebbe procedere con l’innalzamento della East Stand senza preoccuparsi del diritto alla luce, visto che la Leazes Terrace dal lato incriminato è di sua proprietà, ma non è così scontato che l’acquisizione sia il primo passo verso l’ampliamento. Come hanno spiegato in molti, è tuttora valida l’opzione di costruire un nuovo stadio nel Leazes Park, nello spazio che più o meno inizia in alto a destra nella foto: in quel caso, il club potrebbe poter gestire a proprio piacimento la destinazione dello spazio attualmente occupato da St.James’ Park, non dovendo rendere conto che a se stesso delle conseguenze per i tre lati della Leazes Terrace. Che non può essere toccata, essendo edificio di interesse nazionale. Nel frattempo, non cambierà nulla per i residenti: al 90% studenti, visto che da alcuni decenni è questa la riconversione della Terrace. Altro dato interessante, fornito questo dal The Athletic, è che gli affitti delle stanze ora ovviamente andranno al Newcastle che li potrà inserire - a proprio vantaggio - nel conteggio per rispettare le norme finanziarie della Uefa.
I playoff
Championship
Promosse: Coventry City, Ipswich Town, Hull City
Playoff promozione: Millwall-Hull City 0-2 (andata 0-0), Southampton-Middlesbrough 2-1 (andata 0-0)
Finale 23 maggio: Hull City-Middlesbrough* 1-0
* al posto del Southampton, estromesso per spionaggio
Retrocesse: Oxford United, Leicester City (penalizzazione -6), Sheffield Wednesday (penalizzazione -21)
League One
Promosse: Lincoln City, Cardiff City, Bolton Wanderers
Playoff promozione: Stockport County-Stevenage 1-0, (andata 2-0), Bradford City-Bolton Wanderers 0-1(andata 0-1).
Finale 24 maggio ore 15 italiane: Stockport County-Bolton Wanderers 1-4
Retrocesse: Exeter City, Port Vale, Rotherham United, Northampton Town
League Two
Promosse: Bromley, MK Dons, Cambridge United, Notts County
Playoff promozione: Salford City-Grimsby Town 2-2 (andata 2-1), Notts County-Chesterfield 0-0 (andata 1-0).
Finale 25 maggio ore 16 italiane: Salford City-Notts County 0-3
Retrocesse in National League: Harrogate Town, Barrow
National League
Promosse: York City, Rochdale
Playoff: Scunthorpe United-Southend United 1-0, Boreham Wood-Forest Green Rovers 1-0; Carlisle United-Boreham Wood 1-2, Rochdale-Scunthorpe United 2-1.
Finale: Rochdale-Boreham Wood 2-2 (3-1 ai rigori)
Retrocesse: Brackley Town, Morecambe, Braintree Town, Truro City
La prossima stagione di Premier League inizierà nel fine settimana tra venerdì 21 e lunedì 24 agosto. Championship e League Two inizieranno nel weekend precedente, League One il 7-9 agosto.
Le vite degli altri
Terry Butcher, il difensore centrale tante volte nazionale inglese, e uno dei simboli del calcio britannico degli anni Ottanta, è di recente comparso più o meno in tutti i media inglesi, per il documentario che ITV trasmetterà su di lui il 7 giugno, ‘Invisible wounds’: è il racconto dei dieci anni di impegno di Butcher, a suo tempo giocatore di un coraggio e un grinta ineguagliabili, sul fronte dei traumi psicologici veri, insomma non le facili e troppo poco stigmatizzate diagnosi di ADHD che stanno trasformando il Regno Unito in una nazione di percettori di sussidi ma quelli subiti da chi è in un conflitto. PTSD, post-traumatic stress disorder, che nel caso specifico furono parte delle cause della morte, dieci anni fa all’età di 35, di Chris, uno dei tre figli di Butcher.
Nelle varie interviste, tra le tantissime considerazioni e ricordi interessanti, uno su Bobby Robson, allenatore della nazionale tra il 1982 e il 1889 e tecnico tra i più amati della storia del calcio inglese. Come ho già scritto qui, tra le doti di Robson NON c’era quella di ricordare i nomi dei giocatori. E allora Butcher ricorda che in una partita della nazionale Robson dalla linea laterale cominciò a urlare ad uno dei suoi «Gary! Gary!» cercando di richiamarne l’attenzione. Problema: non c’era nessun Gary in campo. Gli unici con quel nome, nel giro, erano Lineker e Stevens, ma quel giorno erano assenti. «Gary! Gary!» continuò Robson, che sembrava rivolgersi prevalentemente ai difensori, tra cui un perplesso Stuart Pearce. Il quale chiese a Butcher «ma sei tu ‘Gary’?». «Io? Ma no, ma chi è Gary?» fu la risposta, e allora Pearce si avvicinò alla panchina e disse «boss, è a me che voleva parlare?. «Mettiti la maglia dentro i pantaloncini, Gary» fu la risposta di Robson…
Fuori tema
Ogni settimana, foto, recenti (o meno) dei miei viaggi a imparare calcio, ad assorbire modi diversi di vivere una partita.
Energie Cottbus (2023). All’epoca, Regionalliga Nordost, quindi quarta serie, ed era pieno. È appena stato promosso in 2. Bundesliga, la seconda serie.




Anche in questa uscita della newsletter tutte le foto, ove non sia evidente o specificato, sono state scattate dal sottoscritto.








Troppo bello Roberto, grazie infinite!
Fantastico duetto, grazie Roberto per questa "chicca"